Limite della carnosità




Alla luce di ciò che abbiamo visto nelle precedenti sotto-sezioni, possiamo dire di aver ben chiaro la differenza tra una pianta carnivora ed una pianta protocarnivora.
In alcuni casi però è difficile stabilire quale sia la soglia che demarca la carnosità di una pianta e quindi risulta difficile la sua classificazione.
Prendiamo ad esempio la Nepenthes lowii una pianta che come le altre Nepenthaceae, produce un particolare liquido digestivo nel fondo dei suoi ascidi con il quale riesce a digerire le prede catturate.
Nonostante ciò la Nepenthes lowii utilizza in alternativa un'ulteriore tecnica per alimentasi.
Sui peristoma dei suoi ascidi, la pianta secerne un liquido con proprietà particolarmente lassative.
Uccelli e piccoli roditori, attratti dai profumi della trappola, si cibano di questo liquido, evacuando quasi all'istante i loro escrementi che caduti sul fondo dell'ascidio, diventano cibo immediato per la pianta.
Questo è un classico caso in cui è difficile stabilire realmente se la Nepenthes lowii sia a tutti gli effetti una pianta carnivora o semplicemente una protocarnivora.
A volte invece alcune piante carnivore vengono classificate come protocarnivore e viceversa, solamente per un fatto storico o semplicemente per errori di valutazione come ad esempio il caso della Sarracenia purpurea.
Le piante appartenenti alla famiglia delle Sarraceniaceae sono definite carnivore ivi compreso la Sarracenia purpurea.
In realta questa pianta è l'unica del suo genere che non ha la capacità di produrre succhi atti alla digestione, ma semplicemente provvede ad attirare le sue prede catturandole per annegamento grazie all'acqua piovana che ristagna sul fondo degli ascidi.
Similmente alla Catopsis berteroniana, la Sarracenia purpurea assimila gli elementi nutritivi derivanti dalla decomposizione delle prede con l'aiuto di alcuni batteri presenti nell'acqua.
Parlando quindi di questa pianta, la si deve classificare a mio giudizio come protocarnivora e non come carnivora. Altro caso di ambiguità, è quello dello Stylidium, una pianta che produce peli con ghiandole collose unicamente lungo lo stelo floreale.
In questo modo, la pianta è in grado di attirare e catturare piccoli insetti, ma il fatto che in un secondo momento la pianta sia in grado di digerirli o semplicemente di assimilarne i nutrimenti è ancora in fase di studio.
Secondo il parere del Dott. Douglas Darnowski le proteine possono essere digerite e scomposte da alcune specie di Stylidium solo se coltivate in particolari ambienti asettici.
Nonostante questa pianta sia collocata tra le protocarnivore, il fatto che sia classificata come tale, non sarà certo fino a quando non si avrà la certezza che la pianta possa realmente assimilare nutrimenti precedentemente digeriti.