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Prima di affrontare il tema inerente alle piante protocarnivore (chiamate anche semi carnivore) è utile ricordare
quando una pianta può essere classificata come carnivora.
Una pianta carnivora viene considerata tale quando svolge autonomamente tre distinte funzioni.
1° - Attirare la preda:
Sfruttando i colori delle proprie foglie e la fragranza emessa da particolari ghiandole, la pianta è
in grado di attirare le sue prede.
2° - Catturare la preda:
Utilizzando le foglie che nel corso dei secoli si sono trasformate in perfette ed infallibili trappole, la
pianta riesce ad intrappolare le prede in modo tale che queste non possano liberarsi e fuggire.
3° - Scindere e digerire autonomamente le prede:
Mediante particolari enzimi, la pianta deve essere in grado di scindere autonomamente le sostanze utili delle prede per poterle
digerire ed assimilare, sopperendo così alla carenza di tali elementi nel loro habitat naturale.
Le protocarnivore, sono piante invece che pur essendo in grado di attirare e catturare le loro prede, non hanno una morfologia tale da consentire loro di trarne benefici diretti in termini di sostanze nutritive. Nonostante ciò, queste piante riescono con l'aiuto di eventi esterni, ad integrare con altre sostanze utili alla loro crescita i pochi elementi nutritivi presenti nei terreni in cui vivono... nella sottosessione che segue, vedremo in che modo e con quali tecniche. Ecco un elenco delle principali piante protocarnivore che solitamente troviamo nelle growlist di chi coltiva piante carnivore. Brocchinia Catopsi Ibicella Proboscidea Roridula Stylidium |