Funzionamento della trappola


La tecnica con la quale la Nepenthes cattura le sue prede può essere in qualche modo paragonata a quella utilizzata dal genere Sarracenia.
Gli insetti vengono irresistibilmente attratti dal profumo emanato dalla pianta, una fragranza dolciastra molto simile al nettare.
Oltre agli odori, anche i colori della trappola e del peristoma giocano un ruolo fondamentale per attirare le prede.
Il peristoma della Nepenthes rafflesiana ed esempio, risplende di luce nell'ultravioletto, una gamma di colore perfettamente visibile dagli insetti, la bioluminescenza che il peristoma assume ha in pratica l'effetto che avrebbe su di noi se dovessimo ad esempio scorgere un falò nella notte.
Gli insetti attratti dalla pianta, giungono al peristoma, l’organo che può essere considerato il “cuore” della trappola. Il peristoma è formato da una microstruttura regolare di nervature radiali sovrapposte che formano a loro volta una struttura ad elica le cui spire tendono a “girare“ verso l’interno dell’ascidio.
Sono due le principali componenti che caratterizzano la potenzialità del peristoma: la particolare struttura ad elica ed il fatto di essere sempre e costantemente ricoperto da una pellicola di acqua piovana mista a nettare.
Questo binomio permette alla Nepenthes di poter catturare un’ampia gamma di insetti.
La pellicola d’acqua che si forma sulla superficie del peristoma provoca una sorta di acquaplaning, un fenomeno di galleggiamento per tutti quegli insetti che presentano zampe con cuscinetti adesivi morbidi.
I visitatori, non avendo più una corretta aderenza con le zampe, finiscono con il scivolare all’interno della trappola.
Di contro le prede che invece sono posseggono zampe con artigli, riescono ad eludere ovviamente il fenomeno dell’ aquaplaning ma finiscono per scivolare sulla particolare superficie ad elica del peristoma.
Una volta che la preda è scivolata lungo il bordo del peristoma si ritrova sulla parete interna dell’ascidio, dove sono presenti strati di cere epicuticolari, la cui composizione chimica può variare a seconda delle specie, anche se in ogni caso tutte comprendono aldeidi e alcoli primari.
La zona cerosa inibisce la trazione agli insetti impedendo loro di risalire le pareti verso l’imboccatura della trappola.
Stremata per la fatica dovuta agli innumerevoli tentativi di risalita, la preda cadrà nel liquido che si raccoglie nella parte inferiore della trappola.
Nel caso della Nepenthes rafflesiana, questo fluido è altamente viscoelastico, una caratteristica che impedisce alla preda di svincolarsi finché non finisce per annegare.
Altre specie di Nepenthes aggiungono al liquido una sostanza simile ad un potente anestetico che addormenta la preda subito dopo la sua cattura.
Un gesto che potrebbe apparire alquanto caritatevole nei confronti del malcapitato, ma che in effetti secondo recenti studi altro non è che un sottile stratagemma della pianta che addormenta la preda per evitare che questa , risalendo freneticamente lungo le pareti interne della trappola, possa in qualche modo con le zampe, danneggiare le ghiandole presenti lungo le pareti stesse le quali svolgono il compito di produrre la secrezione del liquido digestivo.
L'insetto morto, viene quindi digerito dagli enzimi digestivi dando così la possibilità alla pianta di ricavare tutti quegli elementi nutritivi che scarseggiano nei terreni in cui questa vive.
Quello che abbiamo finora visto è in linea di massima la tecnica di cattura utilizzata dalla maggior parte delle Nepenthes.
Altre specie si sono specializzate nella cattura degli insetti utilizzando altri particolari stratagemmi.
La Nepenthes gracilis produce ascidi con un peristoma molto sottile, quasi del tutto inesistente, poiché questa specie carnivora utilizza una tecnica di cattura sostanzialmente diversa da quella utilizzata dalle altre Nepenthes.
E’ particolare infatti la conformazione dell’opercolo che si presenta come una struttura sottilissima e molto flessibile con una superficie inferiore ricoperta da cristalli di cera.
La forma e la consistenza di questi cristalli permettono quindi alle prede di muoversi agevolmente lungo l'intera superficie inferiore dell’opercolo.
Nel momento in cui l’opercolo viene colpito dalle gocce di pioggia durante i violenti temporali tropicali, questo inizia a vibrare grazie alla sua struttura elastica.
Le prede perdono così la loro stabilità cadendo all’interno dell’ascidio.
La Nepenthes lowii si è adattata nel tempo nel seguire una dieta diversa ed alternativa rispetto a quelle seguite normalmente dalle altre Nepenthes.
La pianta secerne infatti un liquido dolce e lattiginoso che attrae prede come uccellini e piccoli roditori.
Questo liquido contiene un potente lassativo, che provoca effetti immediati se ingerito.
In questo modo, le prede che si cibano di tale ghiottoneria, espellono all’istante i loro escrementi che cadendo sul fondo dell'ascidio diventano il nutrimento per la pianta stessa.
Insomma, ci troviamo davanti ad una sorta di wc naturale della jungla.