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Impollinare una Dionaea muscipula




La fioritura della Dionaea muscipula, come abbiamo visto in precedenza, è semplice ed abbastanza insignificante, ma per l'ennesima volta dobbiamo inchinarci alla straordinaria ingegnosità di questa pianta per evitare pericolose autofecondazioni.
I fiori di questa pianta carnivora sono infatti ermafroditi, cioè sono provvisti di entrambe le strutture riproduttive, sia quella femminile che quella maschile.
La parte riproduttiva femminile prende il nome di "stigma" e si trova la centro del fiore, mentre la parte sessuale maschile è composta dagli "stami", sottili protuberanze che attorniano lo stigma.
All'estremità di ogni stame vi è l'"antera" riconoscibile dalla forma di una piccola pallina che rappresenta l'organo adibito alla produzione del polline.
La caratteristica dei fiori ermafroditi è proprio quella di essere autoimpollinanti, cioè il polline prodotto dall'antera depositandosi sullo stigma innesca l'impollinazione del fiore stesso, senza l'aiuto di nessun agente esterno, in pratica il fiore può in alcuni casi autofecondarsi in maniera del tutto autonomamente.
L'autoimpollinazione da origine però a situazioni deleterie, poichè il rischio che il risultato ottenuto possa generare semi dai quali nasceranno nuove piante con caratteristiche morfologiche anomale è molto alto.
La Dionaea muscipula sembra essere ben conscia di questo fatto, ma non potendo certamente sottrarsi a ciò che "madre natura" le ha riservato, adotta ancora una volta un particolare stratagemma per evitare l'autofecondazione; i suoi fiori presentano una “dicogamia fiorale” ovvero la maturazione delle antere e dello stigma in due momenti ben differenti.
L’apparato maschile (stami e antere) maturano normalmente durante la prima apertura del fiore.
In questa fase che chiameremo “Fase maschile” gli stami sono eretti in modo da essere ben visibili agli insetti impollinatori, mentre lo stigma è ancora privo di quella parte abilitata alla ricezione del polline, quindi il fiore è nell'impossibilità di essere fecondato, sia dal polline di altri fiori, sia da quello che accidentalmente potrebbe cadere dagli stami del fiore stesso.
Il giorno successivo, subentra la "Fase femminile”, fase in cui il polline prodotto dalle antere tende a perdere la sua fecondità, mentre lo stigma raggiunge la sua maturità ed è così pronto a ricevere il polline
Gli stami si allargano adagiandosi sui petali, in modo da evitare che i granelli di polline ancora parzialmente fertili, possano depositarsi involontariamente sullo stigma ed innescare l'autofecondazione.
In natura, la fecondazione è resa possibile dall'intervento di agenti esterni al fiore stesso, fra questi hanno sicuramente un'elevata importanza il vento, in grado di trasportare il polline anche a grandi distanze e gli insetti che depositano il polline volando di fiore in fiore.
In coltivazione, la possibilità che un fiore possa essere fecondato ad opera di agenti esterni è più remota.
Per questo motivo, il coltivatore che voglia ottenere semi dalla propria pianta, deve cimentarsi in quella che in gergo viene chiamata l'impollinazione manuale.
Anche nel caso della Dionaea muscipula è possibile applicare questa tecnica.
Il procedimento è molto semplice e veloce, è sufficiente inumidire un cotton-fioc con dell'olio d'oliva, raccogliere il polline dalle antere di un fiore in fase maschile e depositarlo sullo stigma di un fiore in fase femminile.
In qualsiasi modo il fiore della Dionaea muscipula sia stato fecondato, dopo qualche giorno i suoi petali tendono ad avvizzire, mentre l'ovario aumenta progressivamente il suo volume a causa della maturazione dei semi.
Dopo circa 30-60 giorni, i semi raggiungono il loro stadio di maturità e possono essere raccolti e conservati nell'attesa di una futura semina che darà origine a nuove piantine.