Introduzione


Quando parliamo di piante carnivore, pensiamo istintivamente con l'aiuto della fantasia, di trovarci al cospetto di piante che "mangiano".
La realtà è però ben diversa da ciò che immaginiamo, queste particolari piante infatti non partecipano ad un vero e proprio banchetto, bensì una volta attirata e catturata la preda, si limitano ad innescare dei processi più o meno complessi atti a digerire il malcapitato.
La digestione di una preda avviene normalmente mediante la secrezione da parte della pianta, di sostanze enzimatiche che similarmente a quello che avviene nel nostro stomaco, innescano un processo fisiologico di trasformazioni chimico-fisiche, attraverso le quali "il cibo" si muta in sostanze elementari atte ad essere assorbite ed assimilate dalla pianta stessa.
Alcune piante carnivore come ad esempio la Dionaea o la Drosera, sono perfettamente autonome nella produzione di questi particolari liquidi enzimatici, altre invece come la Sarracenia purpurea o la Heliamphora non hanno la capacità di produrre questi enzimi digestivi, per cui sono costrette ad affidarsi unicamente ad enzimi prodotti dai batteri simbionti che normalmente sono presenti nell'acqua stagnante sul fondo delle loro trappole.
Al di fuori di questo discorso, troviamo le "Protocarnivore" piante che come le classiche carnivore, vivono anch'esse in ambienti poveri di nutrimenti.
Non essendo in grado di produrre enzimi digestivi e non avendo una struttura fogliare atta a raccogliere acqua come ad esempio la Heliamphora, devono necessariamente avvalersi dell'aiuto di terzi parte.
Queste, solitamente sono rappresentate da animaletti necrofili che si nutrono delle prede morte che la pianta ha in precedenza catturato e non digerito.
In campio del lauto pasto, i piccoli ospiti lasciano i loro stessi escrementi dai quali la pianta riesce a trarre tutti quegli alimenti necessari per la sua crescita ed il suo sviluppo.