Il Cancro al rizoma



Il Cancro al rizoma è la malattia più terribile e più temuta tra i coltivatori di Sarracenie.
Nel momento in questa patologia manifesta i sui sintomi, lo stato di avanzamento è tale da rendere impossibile ogni intervento per salvare la pianta destinata ormai a morte sicura.
E’ quindi indispensabile saperne riconoscere i sintomi ed intervenire tempestivamente nelle prime fasi della malattia, nel tentativo di porvi rimedio per salvare il salvabile.
Non si conosce ancora molto riguardo a questa patologia, ma la cosa certa è che pur manifestandosi raramente è difficilissimo combatterla e debellarla.
Nella fase iniziale della malattia il “cancro” intacca senza apparenti sintomi visivi la parte centrale e vitale del rizoma: il “midollo”.
Con il passar del tempo, si estende verso le parti periferiche del rizoma fino ad infettare lo “xilema”, una fascia di tessuti vegetali adibiti alla conduzione dell’acqua pescata dalle radici e destinata alle parti fogliari della pianta. <
E’ a questo punto che insorgono i primi ed inequivocabili segnali di sofferenza della pianta, gli ascidi senza più l’apporto idrico si raggrinziscono afflosciandosi in pochissimo tempo.
Il rizoma a questo punto è ormai completamente in balia del “cancro”, il midollo è interamente distrutto come ogni singola fibra dello xilena…. la pianta non ha più possibilità di sopravvivenza.
Svasando la pianta non si notano però apparenti segni della presenza di questa mortale malattia, la parte esterna del rizoma si presenta bianco e turgido come del resto l’intero apparato radicale.
Basta però aprire il rizoma come per accorgerci che al suo interno tutto è distrutto e ridotto ad una vera e propria poltiglia marrone e molliccia al tatto.
Nel caso in cui la malattia è stata diagnosticata in tempi brevi e sono presenti nel rizoma ancora delle parti sane, è possibile tentare di salvare la pianta colpita.
Quella che segue è la versione integrale di una valida guida redatta e gentilmente concessa da Gianluigi "Er Biconzo" Piegari che spiega come è possibile in alcuni casi curare e debellare il “cancro al rizoma”.

Cancro al rizoma, io lo curo così !
di Gianluigi "Er Biconzo" Piegari


Stufo ormai di perdere ogni anno dalle 2 alle 7 sarracenie x il tanto temuto cancro del rizoma ed altri marciumi (es phytium), ho messo a punto la seguente tecnica x curare le piante ammalate.
Le analogie con l'oncologia medica sono molteplici:
il nostro bisturi è 1 taglierino ben affilato, la nostra chemioterapia sono i seguenti fungicidi:
Procimidone Dodina+bitertanolo previcur
Addirittura c'è anche la nostra "radioterapia" rustica: 1 bella sfiammata d'accendino
Come prima cosa, 1 volta individuata la pianta malata, si procede all'operazione di asportazione chirurgica della parte malata (ove possibile).
Questa operazione aumenta enormemente la percentuale di guarigione in tempi brevi.
1 volta effettuata tale operazione, quando mi va, prendo 1 accendino e do 1 bella "sbruciacchiata" alla parte di rizoma esposta dall'operazione (in questo modo si ammazzano eventuali cellule malate presenti nella zona, la pianta non accusa minimamente, testato diverse volte).
Questa operazione l'ho effettuata nel 50% dei casi, ma non ho notato cambiamenti degni di nota rispetto alle piante non "bruciacchiate".
Poi si prepara 1 bicchiere pieno di acqua nel quale si scioglie 1 goccio di procimidone (io ho la forma liquida datami da Altair, ho sempre fatto ad occhio) e si mescola x bene:
Il procimidone si usa x le marcescenze delle barbibietole e delle tuberose in generale, ed il trattamento avviene proprio x immersione nel concentrato (che è il più rapido, molto più della nebulizzazione su rizoma o foglia)
Si lascia il tutto in ammollo per circa 15 minuti, poi si estrae e si lascia sgocciolare.
Quando la pianta è "asciutta", si passa 1 bella passata di dodina+bitertanolo (io uso il proclaim combi) su punto di crescita, rizoma (molto bene sulla ferita, che a questo punto si sarà già brunita) e radici, e si lascia di nuovo sgocciolare.
La dodina ha la particolarità di essere translaminare, ovvero penetra la cuticola ma resta in sede di nebulizzazione: in questo modo è il candidato ideale da mettere sulla potenziale porta di ingresso del patogeno, ovvero la ferita da divisione.
Quando asciutta, si da 1 bella passata di previcur (che è sistemico,ed ottimo contro il phytium) su punto di crescita, rizoma e radici.
Poi si invasa il tutto.
1 volta invasato a dovere, do 1 bella nebulizzata al substrato intorno al rizoma.
In questo modo riesco a salvare circa il 70-75% delle sarracenie che si ammalano ogni anno.
Contrariamente a quanto si pensava, possono ammalarsi anche piante mai divise (quindi la teoria della penetrazione del patogeno al momento della divisione è confutabile), come ho sperimentato a mie spese.
Ormai sono solito dare 1 trattamento preventivo di dodina+bitertanolo e previcur (quindi saltando il procimidone, che è troppo aggressivo x essere usato come preventivo) su tutte le sarracenie che mi appresto a rinvasare dopo averle divise, oppure appena mi arrivano x posta, e devo dire che i risultati sono stati molto incoraggianti, le piante trattate preventivamente hanno avuto 1 percentuale di malattia molto vicina allo 0%.
Adesso ho in sperimentazione 1 nuovo anticrittogamico, il fosetil alluminio, che oltre ad essere 1 ottimo anticrittogamico sistemico, ha anche la notevole dote di stimolare la pianta a crescere più velocemente, promuovendo la produzione di fenoli ed altri elementi.
Vi tengo aggiornati.
Avrei voluto scrivere qualcosa di più tecnico, ma purtroppo il tempo è tiranno e quindi dovete accontentarvi di questo qua, ma sono pronto a rimetterci mano e rispondere in modo più dettagliato alle varie domande che vorrete postare.

1 saluto a tutti

Gianluigi


Nel disegno sotto, è evidenziata in marrone la parte del rizoma interessata da questa patologia.