Le specie di piante carnivore che adottano un sistema di cattura ad ascidio ("trappola passiva") sono:
la Sarracenia, la Nepenthes, il Cephalotus, la Heliamphora e la Darlingtonia.
Le foglie di queste piante, hanno subito nel tempo, una metamorfosi che le ha portate ad assumere
la forma di un lungo bicchiere con o senza opercolo: l'ascidio.
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La tecnica di cattura della Sarracenia è molto semplice.
Il bordo superiore dell'ascidio, denominato "peristoma" con i suoi colori sgargianti e particolari sostanze
zuccherine, attrae gli insetti che ignari del pericolo vi si posano sopra.
L'aroma emesso è talmente inebriante da "ubriacare" l'insetto che finisce per scivolare lungo le pareti interne dell'ascidio, rese viscide da speciali scaglie cerose, altresì ricoperte da folti peli rivolti verso il basso, che rendono ancor più difficile la risalita del malcapitato.
Per le piccole prede alate (zanzare, mosche, moscerini ecc.) la risalita aerea risulta molto difficoltosa, la particolare forma dell'ascidio (cono rovesciato), permette alla pianta di sfruttare il principio di Bernoulli per impedirne la fuga.
Lo scienziato svizzero provò che all'interno di un tubo dalla forma irregolare, la pressione dell'aria è maggiore quanto è più larga la sezione del tubo, quindi la pressione dell'aria al di sopra all'insetto è maggiore rispetto a quella sotto di lui.
Per questo motivo la risalita in volo di questi insetti è molto difficoltosa se non impossibile.
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A sinistra un particolare del "peristoma" ricoperto da folti peli, a destra un ingrandimento |
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Lo sventurato a questo punto tenta la risalita lungo le pareti dell'ascidio dibattendosi freneticamente, firmando la sua definitiva condanna.
I movimenti dell'insetto infatti, stimolano alcune ghiandole poste sulle pareti dell'ascidio, che rilasciano micidiali
acidi digestivi.
Si tratta di una sostanza talmente potente da sciogliere una mosca in pochi giorni, o addirittura un moscerino in poche ore.
Le ghiandole interne dell'ascidio, hanno infine anche il compito di ripulire i resti delle prede più piccole, mentre quelle di dimensioni maggiori, rimangono all'interno e la loro decomposizione portano l'ascidio a marcire.
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I resti di un'ape all'interno di un ascidio |
Un'eccezione a quanto appena visto, è la Sarracenia purpurea, la cui tecnica di cattura è diversa rispetto alle altre piante appartenenti alla stessa specie.
Per catturare e ed assimilare le sostanze nutritive ricavate dalle prede, la Sarracenia purpurea utilizza l'acqua piovana che ristagna nei suoi ascidi.
Se osserviamo la pianta, notiamo che la forma dei suoi ascidi è più panciuta e l'opercolo è ben eretto proprio per consentire all'acqua piovana di entrare agevolmente.
La pianta non secerne quindi nessun liquido digestivo, ma sfrutta l'azione dei batteri e microrganismi presenti nell'acqua.
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Un ascidio di Sarracenia purpurea ripreso dall'alto. Sul fondo galleggiano nell'acqua una mosca ed una piccola zanzara.... prezioso cibo per la Sarracenia |
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Ingrandimento della foto precedente. I resti dei corpi dei due insetti parzialmente liquefatti dai batteri che proliferano nell'acqua presente all'interno dell'ascidio. |
Nei periodi in cui le prede scarseggiano, le Sarracenie utilizzano uno stratagemma per minimizzare i dispendi di energia.
Si potranno notare sulla pianta la formazione di strani ascidi (diversi da quelli a forma di cono rovesciato), essi si presentano sotto forma di foglie larghe e piatte, simili a piccole vele; sono i
PHYLLODIA.
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Differenza tra un normale ascidio (A) ed un phyllodia (B) |
Per la pianta, produrre ascidi comporta ovviamente uno sforzo energetico non del tutto indifferente, questo è dovuto al fatto di dover dotare le trappole di profumi, colori e nettari per attirare gli insetti da catturare dai quali riacquista forza ed energia.
Queste particolari foglie, proprio per la loro forma sfruttano al meglio la fotosintesi clorofilliana.
Con questo sistema, la pianta potrà così assicurarsi di tutte quelle sostanze nutritive che normalmente ricava dalle prede catturate.
Quindi nel caso in cui vediate strani ascidi malformati crescere dal rizoma della vostra Sarracenia, non dovete assolutamente preoccuparvi per la sua salute, cerca solamente di sopperire alla mancanza di prede.
La tecnica di cattura della Nepenthes è molto simile a quella vista in precedenza per la Sarracenia.
Si differenzia dal fatto che sul fondo dei suoi ascidi, è sempre presente un liquido prodotto autonomamente contenente enzimi digestivi che provvedono a sciogliere le prede e favorirne l'assimilo delle sostanze azotate di cui sono composti.
Alcune specie di Nepenthes, secernano anche speciali liquidi che "addormentano" la preda appena catturata.
Questo può sembrare un atto caritatevole della pianta verso il povero malcapitato, ma in realtà altro non è che una tecnica per impedire alla preda di rovinare o danneggiare le pareti interne dell'ascidio durante l'inutile e disperata risalita verso la salvezza.
Nella fotografia che segue, possiamo vedere le varie parti che compongono un ascidio di Nepenthes.
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Nella fotografia che segue, possiamo vedere invece lo spaccato di un ascidio di Nepenthes, nel quale si riscontrano tre zone ben definite.
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A : Peristoma
parte visibile dell'ascidio; grazie ai suoi colori sgargianti e alla capacità di secernere sostanze zuccherine, viene utilizzato dalla pianta per attirare le prede.
B : Parte centrale dell'ascidio
le pareti sono ricoperte da piccole scaglie cerose che impediscono alla preda di risalire verso l'uscita della trappola.
C : Parte inferiore dell'ascidio (zona digestiva)
è interamente ricoperta da minuscole ghiandole che hanno lo scopo di produrre il liquido digestivo per liquefare e di digerire le prede assorbendone i resti.
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Particolare delle ghiandole interne di un ascidio di Nepenthes |
Di seguito vediamo alcune immagini che ci mostrano la formazione e lo sviluppo di un ascidio di Nepenthes ventrata.
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La Nepenthes può in alcuni condizioni particolari, produrre due tipi di ascidi, i
Lower Pitchers
e gli
Upper Pitchers
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Gli ascidi di tipo Lower, si sviluppano nelle parti basse della pianta e si riconoscono dal fatto d'avere l'attacco del viticcio di lato rispetto all'ascidio stesso (foto in basso a sinistra).
Gli ascidi di tipo Upper invece si formano nella parte alta della pianta e si distinguono facilmente dai Lower per via del viticcio che si aggancia sul retro dell'ascidio e dal fatto che hanno una forma decisamente più slanciata (foto in basso a destra).
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Alcune immagini di ascidi di Nepenthes
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Nepentes x hookeriana |
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Nepenthes copelandii |
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Nepenthes ventrata |
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Nepenthes miranda |
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Nepenthes bicalcarata
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Nepenthes albomarginata
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Nepenthes ventricosa x inermis |
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Nepenthes ventricosa 'Alba' |
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Nepenthes ampullaria |
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Nepenthes rafflesiana
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Anche questa rara pianta originaria del sud ovest dell'Australia, utilizza trappole ad ascidio per la cattura delle sue prede.
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La forma dell'ascidio è piuttosto tozza, l'orlo di apertura (denominato Peristoma) è in grado di secernere aromi e sostanze zuccherine che attirano le prede.
Inoltre è provvisto di una serie di semi-anelli con le punte spinose rivolte verso l'interno dell'ascidio che impediscono agli insetti intrappolati di fuoriuscire.
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Le pareti interne dell'ascidio sono cerose rendendo così difficoltosa la risalita da parte delle prede, che scivolate sul fondo vengono successivamente aggredite ed assimilate dal liquido digestivo sempre presente in quantità abbondante.
Rispetto alle Sarracenie e alle Nepenthes in cui l'opercolo che sormonta l'ingresso dell'ascidio è fisso, il Cephalotus, è in grado di alzare o abbassare l'opercolo a secondo delle condizioni climatiche del momento.
Durante le torride giornate australiane, per esempio, la pianta abbassa l'opercolo chiudendo l'ascidio evitando in questo modo un'eccessiva evaporizzazione del liquido digestivo.
La particolare struttura del Cephalotus (non raggiunge quasi mai altezze superiori ai 5 cm), fa si che i suoi ascidi siano praticamente a contatto con il substrato; questo è il motivo per cui si ciba prevalentemente di insetti terrestri come ad esempio formiche delle quali è particolarmente ghiotto.
In natura non ha quindi problemi di sorta nel procacciarsi il cibo, ma se coltivato in cattività, l'acqua presente nei sottovasi innalza una barriera che impedisce alle prede terrestri di giungere a contatto con gli ascidi.
Esiste un semplicissimo trucco per ovviare a questo inconveniente e garantire cibo al nostro Cephalotus.
Prendiamo un legnetto ed immergiamolo per qualche minuto in una sostanza zuccherina (acqua e zucchero).
Appoggiamo il legnetto al vaso del nostro Cephalotus in modo che un'estremità sia a contatto con la superficie esterna al sottovaso e l'altra con il bordo del vasetto.
Le formiche, attratte dalle sostanze zuccherine presenti sul bastoncino accorreranno in gruppo ed inizieranno a cibarsene risalendo via via il bastoncino fino a giungere sul substrato dove altri ben più potenti profumi le attireranno verso gli ascidi del Cephalotus.
Le piante appartenenti alla specie delle Helianphore adottano una tecnica di cattura simile a quelle viste fino ad ora, nonostante le sue trappole presentino una struttura molto più semplice ed elementare.
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La sommità dell'ascidio, non presenta infatti l'opercolo che caratterizza invece le classiche trappole a forma di cono rovesciato, ma semplicemente una piccola protuberanza a forma di cappuccio in grado di secernere sostanze zuccherine e profumi inebrianti.
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Questo tipo di conformazione fa si che nell'ascidio ristagni l'acqua piovana che la pianta utilizza per la cattura delle sue prede.
Vivendo in zone particolarmente piovose, l'ascidio è dotato di una particolare "cerniera" che permette di garantire all'interno dell'ascidio un livello costante di acqua e di far fluire all'esterno il liquido in eccesso.
Le piccole prede (generalmente formiche), attratte dagli aromi prodotti dall'opercolo, finiscono per scivolare lungo le pareti dell'ascidio, all'interno del quale presenta nel primo tratto sottili peli rivolti verso il basso che ne complicano la risalita e nella zona sottostante vi è una superficie completamente liscia e priva di ogni appiglio; le prede stremate cadono quindi nell'acqua.
Le Helianphore (ad eccezione della H. Tatei) non sono in grado di produrre i liquidi digestivi per aggredire ed assimilare le prede.
Queste muoiono per annegamento ed il loro assimilazione da parte della pianta avviene grazie a batteri simbionti che vivono all’interno della trappola.
Gli ascidi prodotti dalla Darlingtonia, presentano una forma del tutto particolare e non presentano una vera e propria apertura come nel caso delle trappole descritte fino ad ora.
La parte aerea dell'ascidio si richiude su se stessa a formare un "becco" ricurvo, sotto al quale è presente l'ingresso vero e proprio della trappola, nascosto altresì da due appendici fogliari simili a grossi baffi.
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Sul bordo dell'ascidio e lungo i "baffi" troviamo delle ghiandole che secernano sostanze mielose che attirano gli insetti convogliandoli verso l'apertura dell'ascidio, e successivamente all'interno della trappola.
L'ascidio è ricoperto da macchie biancastre semi trasparenti che ingannano i malcapitati disorientandoli verso false uscite.
Inoltre, le pareti interne sono ricoperte da folti peli rivolti verso il basso che aumentano la difficoltà di risalita da parte della preda che stremata, finisce inesorabilmente sul fondo della trappola dove i
succhi gastrici provvedono a scioglierne il corpo e permettono alla pianta di assorbirne le parti azotate.