Si definisce a scatto, una trappola composta da lobi fogliari che tramite un movimento meccanico, si chiudono rapidamente su se stesse intrappolando al loro interno la preda.
Vi è una sola specie di pianta carnivora terrestre che utilizza questo tipo di trappola, si tratta della Dionaea muscipula.
La trappola è formata da una nervatura centrale che unisce due lobi fogliari ai margini dei quali sono presenti delle ciglia rivolte verso l’interno.
Sulla superficie di ogni lobo sono presenti tre (a volte anche più) piccolissimi peli chiamati "Trigger".
Questi rigidi peli, fungono da ricettori, capaci di convertire il loro movimento meccanico in impulsi elettrici.
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La fase di cattura della Dionaea muscipula è indubbiamente uno spettacolo della natura, che merita di essere
osservato almeno una volta.
Ma come funziona esattamente ?
Quando un trigger viene urtato, la Dionaea muscipula si allerta ma la trappola non scatta, questo perchè vuole essere ben
sicura che ad urtare il pelo sia qualcosa di vivo e non un semplice granello di sabbia od una qualsiasi altra
cosa inerte.
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Nella foto si notano chiaramente i trigger disposti sui lobi delle foglie |
Qui inizia il vero miracolo della natura; la Dionaea muscipula inizia a memorizzare tutto ciò che accade nei successivi 30 - 40 secondi, tempo entro il quale è molto probabile che nel caso si tratti di un animaletto, questi sfiori nuovamente un altro trigger.
Solo in questo caso, la trappola scatta, i lobi fogliari si chiudono con una velocità impressionante ( circa 1/30 di secondo) imprigionando lo sventurato ospite.
Le ciglia poste ai margini della trappola, formano una sorta di gabbia che impediscono agli insetti di grandi dimensioni di sfuggire.
La chiusura della trappola non è però del tutto completa, la Dionaea muscipula vuole essere veramente sicura che si tratti di una preda.
Infatti il meccanismo di chiusura e la conseguente digestione della preda richiede per la pianta un grande dispendio di energia; vuole essere certa che tale dispendio venga poi ripagato dalle proteine che ne ricaverà dalla preda.
Nel caso in cui si accorga che non si tratti realmente di un insetto ma di un corpo inanimato, nel giro di qualche ora, i lobi fogliari si riaprono, in attesa di altre prede.
Se invece all'interno della trappola si trova qualcosa di vivo, ben presto urterà nuovamente i trigger ed ecco quindi che i lobi fogliari si serrano maggiormente intrappolando definitivamente il malcapitato.
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A questo punta inizia il processo di digestione.
Altre piccole ghiande sparse sulla parte interna dei lobi fogliari, secernano un composto di succhi enzimatici che sciolgono il corpo dell'insetto catturato in modo da poter assorbire l'azoto contenuto in esso.
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Nella foto si notano le minuscole ghiandole digestive sparse su tutta la superficie interna della trappola |
L'intero processo dura mediamente una decina di giorni (dipende molto dalle dimensioni della preda) durante i quali la trappola rimane chiusa saldamente.
Trascorso tale tempo, i lobi fogliari si riaprono restituendo la carcassa disidratata di quello che un tempo era un insetto.
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Si conclude così il ciclo di cattura utilizzato dalla Dionaea muscipula.
La durata delle trappole, in termini di tempo, non è infinita,
dopo 10 - 12 scatti, annerisce e muore.
Per questa ragione e bene ricordare di non far chiudere a vuoto
le trappole solo per il puro divertimento o per presentare ad amici e parenti
le magie della vostra Dionaea.
La chiusura a vuoto oltre a costarle energia, non la ricompensa in termini di proteine... a lungo andare,
la pianta ne soffre e cade in uno stato di stress che la può
portare in alcuni casi alla morte.
Capisco che a questo punto impazzite dalla curiosità di osservare la vostra
piantina durante una battuta di caccia.
Attendere che un insetto si posi sulla trappola potrebbe essere un'attesa
stressante anche per voi..... e allora ?
Niente paura, solamente nel caso possediate una pianta adulta ed in ottima salute, vi è
consentito di provare (non più di una volta) a far scattare una trappola con un piccolo
inganno.
Procuratevi uno stecchino e dolcemente stuzzicate due o tre volte consecutivamente uno dei
trigger e..... ciack, la trappola scatta.
Ritraete lo stecchino senza insistere ulteriormente, la pianta si accorgerà ben presto
che all'interno della trappola non vi è nulla di commestibile e nel giro di qualche ora, questa si riapre.
O meglio ancora, potete voi stessi prendere una mosca o altro piccolo insetto e inserirlo molto delicatamente nella
trappola con l'uso delle pinzette, ma assicuratevi che il malcapitato sia solo stordito e non morto, altrimenti la trappola non scatta.
In questa sequenza di foto, un piccolo insetto si addentra curioso tra le foglie della Dionaea muscipula
(foto 1 - 2 - 3) fino a quando una trappola scatta e si chiude sul malcapitato (foto 4).
Da un'altra angolazione, lo vediamo immobilizzato all'interno della trappola (foto 5).
Sono passati 15 giorni e la trappola inizia a riaprirsi (foto 6); si nota al suo
interno l'insetto catturato due settimane prima.
Ancora un giorno e la trappola si apre completamente (foto 7) riportando alla luce la carcassa disidratata dell'insetto.
(foto 8) Ho provveduto a rimuovere l'insetto.... la trappola è pronta a scattare sulla prossima preda.
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Vi è una sola specie di pianta carnivora acquatica che utilizza questo tipo di trappola, si tratta
dell'Aldrovanda Vesiculosa.
Recenti ricerche sul suo DNA, hanno dimostrato scientificamente che Aldrovanda e Dionaea muscipula sono strettamente
imparentate tra loro.
Le sue trappole, sono composte infatti da due lembi sulla superficie dei quali troviamo numerosi trigger o recettori
(la Dionaea ne possiede solamente 3 per ogni foglia).
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Trappole di Aldrovanda vesiculosa |
La tecnica di cattura è simile a quella della Dionaea, ma ben diversa è la velocità con la quale la trappola scatta.
Qui di seguito, ho inserito un breve filmato che ho personalmente realizzato qualche
tempo fa e nel quale è possibile osservare il funzionamento della trappola di una Dionaea muscipula.
Il tempo impiegato per la chiusura è stimato in 1/4 di secondo, una velocità impressionante se si tiene conto
del fatto che la trappola chiudendosi deve vincere la resistenza dell'acqua che ne rallenta i movimenti.
Inizialmente, la preda rimane bloccata nella zona periferica della trappola, dove alcune ghiandole
sono in grado di percepire l'odore molecolare della preda.
Nel caso in cui a far scattare la trappola non fosse una vera preda, questa si riapre in un lasso di
tempo che varia dalle 10 alle 20 ore, diversamente, altre ghiandole pompano acqua al suo interno
spingendone la preda verso il centro, denominata anche "zona di digestione", dove potenti acidi
iniziano ad assimilare la preda nell'arco 30 minuti.
Terminato il processo di digestione, nei successivi 7 giorni (circa) la trappola si riapre preparandosi
alla la cattura di nuove prede.
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